Capita spesso che i bambini non vogliano dormire da soli e che abbiano bisogno di dormire con mamma e papà nel lettone.

Finché si tratta di un disturbo occasionale o transitorio, non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma se diventa un’abitudine che constringe uno dei due genitori a dormire costantemente sul divano, occorre prendere al più presto dei provvedimenti.

Questa situazione è infatti fonte di tensione e conflitti nella coppia, che si vede costretta a rinunciare ai propri momenti di intimità.

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Perché i bambini non vogliono dormire da soli?

Vi sono bambini che proprio non riescono ad addormentarsi senza che uno dei due genitori sia presente; nonostante le parole rassicuranti di mamma e papà, riescono a prendere sonno solo se il genitore rimane con loro finché non si addormentano.

Altri hanno frequenti risvegli notturni che obbligano i genitori ad aiutarli a riprendere sonno o a farli dormire nel lettone con loro.


Dietro al rifiuto del bambino di dormire da solo vi è sempre una paura: paura del buio, dei ladri, dei rumori, di addormentarsi, ecc.

È importante che i genitori discutano tra di loro cercando di capire quale possa essere la paura prima di parlarne direttamente con il bambino.
Le paure possono dipendere da esperienze nella vita familiare o sociale che possono causare insicurezze nel bambino.

 

La paura del buio è normale e assolutamente comprensibile: la notte rende vulnerabili e dà ai bambini la sensazione di perdere il controllo su ciò che li circonda.
La paura di addormentarsi deriva dal timore di restare da soli: i bambini vorrebbero mantenere una continuità nel contatto con i genitori e da ciò deriva la cosiddetta “ansia da separazione”.

Il metodo Estivill consiglia di abituare i bambini a dormire da soli senza accorrere al loro pianto ma, secondo la pedagogista Grazia Honegger Fresco, con questo metodo il bambino sviluppa una “rassegnazione intrisa di sofferenza” e non apprende una buona regolazione del sonno.

A spingere i nostri figli a voler dormire con noi vi sono anche gli incubi, che si manifestano quando il processo del sogno non è sufficiente ad eliminare la tensione accumulata durante la giornata.

Dormire da soli significa indipendenza

Vogliamo che i nostri figli si sentano fiduciosi, capaci di rilassarsi sapendo che sono al sicuro e di chiedere aiuto quando non stanno bene, ma anche in grado di trovare conforto da soli quando sono preoccupati per problemi minori.

In poche parole, vogliamo che ci sia un equilibrio tra indipendenza e vicinanza.

Non c’è niente di male nel dormire occasionalmente con i genitori in una notte particolarmente ansiosa, purché non sia la norma.


Imparare a dormire da soli fa parte del normale sviluppo psico-fisico del bambino. Sviluppando la capacità di auto-tranquillizzarsi, i nostri figli imparano a dominare le loro paure.

Questa abilità si estenderà ad altri aspetti della vita, aggiungendo un senso di fiducia nell’affrontarla.


La difficoltà a dormire da solo può talvolta dipendere dalle ansie o dai bisogni dei genitori più che da una reale necessità del bambino. Se fin da subito gli si insegna a dormire nel suo lettino, gli si evita la sofferenza del passaggio di autonomia che può essere vissuta come un abbandono, soprattutto se c’è un fratellino o una sorellina in arrivo.

La serenità della notte dipende molto anche da come il piccolo passa le ore di veglia. Il gioco, ad esempio, è un’attività che rende il bambino indipendente, per questo è importante che il genitore lasci giocare il proprio figlio da solo in modo che possa vivere l’esperienza della libera scelta delle proprie azioni. Se impara a stare solo giocando, riuscirà più facilmente a stare da solo di notte.

Come abituare i bambini a dormire da soli

Per trovare una soluzione di fronte alle fobie del bambino, bisogna capire se si tratta di manifestazioni patologiche o di semplici paure transitorie che fanno parte del suo normale sviluppo affettivo.

Le paure non sono capricci e vanno affrontate tempestivamente se si vuole evitare che diventino ossessioni.

I genitori non devono però mostrarsi troppo autoritari, ma neanche eccessivamente tolleranti. Per farsi ascoltare dai propri figli, il genitore deve parlare in modo gentile ma deciso, senza temere eventuali reazioni oppositive.

 

I bambini hanno bisogno di regole e non di trovarsi continuamente di fronte a delle scelte.

Non bisogna chiedere “ti va di andare a nanna?”, ma “è arrivato il momento della nanna”.

 

  • Se il piccolo chiama perché ha fatto un brutto sogno, è preferibile non accendere la luce, ma stargli vicino accarezzandolo e rassicurandolo.
  • In caso di paura del buio, lasciare una lucina accesa può essere d’aiuto, purché non proietti ombre spaventose sulle pareti della stanza.
  • Se il piccolo ha paura di addormentarsi per l’ansia da separazione, è necessario trovare un “mediatore” che faccia da collegamento tra lo stare con i genitori e non starci più. Il mediatore può essere costituito dai riti che accompagnano la messa a nanna, come la favola, la ninna nanna, il bacio, le carezze, una melodia rilassante che aiuti a scivolare nel sonno con serenità, tenere la mano al bambino finché non si addormenta, e così via.
  • La ripetizione è essenziale: bisogna ripetere questi riti nello stesso ordine tutte le sere. Se la routine pre-nanna non dovesse funzionare, potrebbe essere necessario rivolgersi ad uno psichiatra infantile, ma nella maggior parte dei casi il disturbo tende a risolversi da solo.

Ricorda però che l’obiettivo non è addomesticare i tuoi figli affinché dormano come vuoi tu, ma aiutarli in questo importante passaggio di autonomia, senza fare drammi se per una notte vogliono infrangere le regole e dormire nel lettone.

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